La storia sportiva

Era convinzione dei più che Vincenzo Lancia, avendo quasi abbandonato la carriera sportiva nel momento in cui fonda con Claudio Fogolin la sua fabbrica di automobili, non avesse assolutamente intenzione di costruire vetture da competizione. Questa generale credenza fu immediatamente smentita con la nascita, già nel 1908, di una 12HP Alpha corsa. Ma non solo realizzò questa versione da gara per quanti ne facessero richiesta, ma lui stesso collaudò questa vettura pilotandola per la prima volta in una competizione, nell'aprile del 1908, nella gara Padova - Bovolenta, nella quale vinse la sua categoria alla media di 87,804 km/h. E' altrettanto vero che questo intendimento venne mantenuto nei primi anni di attività e che solo successivamente smise di preparare vetture da corsa. In ogni caso, anche più avanti nella vita della fabbrica vetture da competizione non vennero costruite ma furono i privati che, fiduciosi in una elevata qualità di base delle vetture e nella loro duttilità d'uso, le preparavano per le competizioni con importanti e lusinghieri risultati. La Mille Miglia del 2014, per stare in argomento, é stata vinta da una Lambda Spider Casaro tipo 221. L'attività sportiva della Lancia, gestita direttamente dalla Casa, ha origine sotto la guida di Gianni Lancia all'inizio degli anni '50 con le diverse versioni dell'Aurelia, B10, B21, GT B20 nelle diverse serie, ed ancora con l'Aurelia berlina più prestazionale, la B22; anche l'Aurelia GT 2500 spider e convertibile, più nota come B24, viene impegnata in diverse competizioni. I lusinghieri risultati ottenuti dalla diverse versioni dell'Aurelia, convincono Gianni Lancia a realizzare specifiche auto da competizione per confrontarsi con la più qualificata concorrenza del momento, costituendo, all'uopo, una "Squadra Corse Lancia", inizialmente destinata a vetture della categoria Sport. Nascono cosi, nel 1952 la D20 Sport Berlinetta, nel 1953 la D23 Sport Spider e, nello stesso anno, la D24 Sport Spider; la D25, ultima della serie Sport Spider, nasce nel 1954 e si può quasi dire che quando la vettura sarebbe stata pronta per affrontare il suo impegno sportivo, essenzialmente nel 1955, Gianni Lancia, nell'autunno del 1954, comunicò che l'anno successivo l'impegno sportivo avrebbe unicamente interessato le competizioni di Formula 1 con la recentissima D50, la cui progettazione e realizzazione era iniziata nel corso del 1953. Viene pesantemente limitata la partecipazione alle gare della categoria Sport, privileggiando l'impegno sportivo nei Gran Premii di F1.

La Squadra Corse: Sport e Formula 1

D20  SPORT BERLINETTA  (Coupè)

Anno 1952/1953 - Motore: 6 cilindri a V di 60° - Cilindrata: 2962 cmc - Potenza massima: 217 CV a 6500 g/m - 4 alberi a camme in testa, 2 per ciascuna bancata -   Camere di scoppio emisferiche - Doppia accensione - Lubrificazione a carter secco

La Pinin Farina, cui venne affidato l'incarico di realizzare la carrozzeria, la produsse in alluminio. Nata in seguito alle numerose affermazioni sportive delle Aurelia, sia berlina che Gran Turismo (B20), Gianni Lancia pensò alla realizzazione di vere vetture da competizione anche se la discendenza dai modelli Aurelia era senz'altro chiara, essenzialmente per i contenuti meccanici quali, per esempio il motore 6V di 60°, studiato, progettato e realizzato dall'Ingegner Francesco De Virgilio. Furono quindi impegnati in questa realizzazione Vittorio Jano e, per il motore, Ettore Zaccone Mina. Non sempre arrise alla D20 la "buona sorte" nelle competizioni, ma la vettura così realizzata costituì una importante base di partenza per le successive Sport D23, D24 e D25. In ogni caso, affidate a persone di indiscussa capacità quali Piero Taruffi, Umberto Maglioli, Felice Bonetto, Clemente Biondetti, Gino Velenzano, Bracco, Manzon, Chiron e Gonzales vinsero: il 25 maggio del 1953, con Umberto Maglioli, la Palermo-Monte Pellegrino, solo quattro giorni dopo, il 29 maggio, sempre Maglioli vinse la 37^Targa Florio. Un problema di surriscaldamento dell'abitacolo della D20 aprì la porta alla nascita della D23.

D23  SPORT SPIDER  (Barchetta)

Anno: 1953 - Motore: 6 cilindri a V di 60° - Cilindrata: 2962 cmc - Potenza massima: 220 CV  a 6500 g/m - 4 alberi a camme in testa, 2 per ciascuna bancata - Camere di scoppio emisferiche - Doppia accensione -                                                                      

La necessità di poter contare su una vettura più agile e maneggevole della D20, nonché di poter avere un interno vettura più fresco e vivibile di quello sempre della D20, furono tutti elementi che, considerando anche la necessità di una modifica molto veloce della vettura, indussero Vittorio Jano ed i suoi più stretti collaboratori ad operare le modifiche della carrozzeria senza rivolgersi a Pinin Farina. Rispetto alla D20 si ottenne così una vettura scoperta, sempre in alluminio, meno pesante di 50 kg. e più ventilata, ed anche accorciata di 10 cm. Dal punto di vista della componentistica meccanica si può affermare che la D23 fosse assolutamente simile alla D20. Tutti questi interventi portarono ad un generale miglioramento delle prestazioni e delle caratteristiche dell'auto. Al miglioramento generale del comportamento della vettura contribuì anche l'adozione, in un secondo momento, di un nuovo retrotreno De Dion. Finalmente anche per la D23 arriva il momento della vittoria: nel Gran Premio del Portogallo di quell'anno, il 1953, Felice Bonetto vince battendo il secondo classificato, Stirling Moss, a bordo di una Jaguar. Non bisogna poi dimenticare il terzo posto alla Carrera Panamericana che consentì alla Lancia un piazzamento importantissimo nei primi 3 posti dopo le 2 D24. Intanto in fabbrica andavano febbrilmente avanti i lavori per la realizzazione della sostituta della D23.

D24 SPORT SPIDER  (Barchetta)
Anno : 1953
Motore: 6 cilindri a V di 60°
Cilindrata: 3284 cmc
Potenza massima: 265 CV
Velocità massima: 265 km/h

Con carrozzeria spider in alluminio realizzata dalla Pinin Farina, può considerarsi come la più importante e vittoriosa delle vetture sport realizzate nel secondo dopoguerra dalla Lancia: erede delle vetture sport D20 e D23 monta un motore che non è altro che una evoluzione sportiva del motore Aurelia B10 di Francesco De Virgilio. L’ultima versione della D24 monterà un motore con cilindrata e potenza aumentate, rispettivamente, a 3750 cmc. e 295 CV: questo stesso motore equipaggerà poi la D25, ultima vettura di questa famiglia. Anche questo progetto vede la responsabilità di Vittorio Jano coadiuvato, particolarmente per lo sviluppo del motore, da Ettore Zaccone Mina.
Con piloti quali Fangio, Ascari, Villoresi, Taruffi, Castellotti, Bonetto e Valenzano, il palmares ottenuto fu ragguardevole: ricordiamo fra tutte la Carrera Panamericana del 1953, il Giro di Sicilia, la Mille Miglia, la Targa Florio e il Circuito di Oporto del 1954. Il 18 Ottobre di questo anno Gianni Lancia comunicava il ritiro dalle gare di Formula Sport per dedicarsi completamente alla Formula 1. Della D 24 furono costruiti solo 5 esemplari.

D25 SPORT SPIDER (Barchetta)
Anno : 1954
Motore: 6 cilindri a V di 60°
Cilindrata: 3750 cmc
Potenza massima: 300 CV
Velocità massima: 275 km/h

Questa vettura è l’evoluzione, nonché l’erede diretta della precedente D 24.
Viene prodotta dal 1954 al 1955.
Con la D25 si chiude l'esperienza della Lancia con le vetture Sport, siano esse "berlinetta" che "barchetta". Questa categoria nasce all'indomani delle affermazioni ottenute dalle diverse serie e versioni dell'Aurelia nell'ambito di manifestazioni sportive di diverse specialità. Vince nel 1954 la Bologna-Raticosa pilotata da Eugenio Castellotti. La D25 aveva il potenziale per ben figurare nelle gare della categoria se no fosse intervenuto, il 18 ottobre 1954, l'annuncio della Lancia relativo al proprio ritiro dalle gare per vetture sport per puntare tutto sul programma di Formula 1. Solo nove mesi dopo Gianni Lancia, nel luglio del 1955, cede l’intera Squadra Corse alla Ferrari, comprensiva non solo delle vetture e dei nuovi progetti ma anche degli uomini ad iniziare da Vittorio Jano. Si chiudeva così una splendida parentesi che avrebbe ancora potuto dare splendidi risultati.

D50 Formula 1
Anno : 1954
Motore: 8 cilindri a V di 90°
Cilindrata: 2488 cmc
Potenza massima: 260 CV
Velocità massima: 300 km/h

Gianni Lancia, supportato da Alberto Ascari, intraprende la strada della Formula 1 ed affida a Vittorio Iano, responsabile della progettazione delle vetture sport della Lancia, il compito di realizzare una vettura per questa categoria: la vettura deve essere competitiva ed innovativa nei confronti della concorrenza del momento (in modo particolare verso Ferrari e Mercedes).
Iano coadiuvato da Ettore Zaccone Mina, responsabile della sezione motori della Lancia, progetta, sperimenta e realizza la “D50”. Innovativa ed originale dal punto di vista meccanico (il telaio è realizzato in cromomolibdeno), lo è anche per la disposizione di molti organi e per la realizzazione di due serbatoi di carburante appoggiati lateralmente alla struttura della vettura. Grazie anche al motore inclinato in pianta di 8° verso sinistra rispetto all’asse longitudinale, che consente all’albero di trasmissione di passare a fianco del sedile di guida, la vettura vanta un baricentro molto favorevole.
Nel 1955 la D50, pilotata da Alberto Ascari, vince a Torino il Gran Premio del Valentino (sempre con la D50 3° è Gigi Villoresi e 4° Eugenio Castellotti) e il Gran Premio di Napoli (3° Villoresi). Nello stesso anno nel Gran Premio di Monaco Alberto Ascari, al comando della gara, a pochi giri dal traguardo vola in mare senza gravi conseguenze. Le altre D50 schierate si piazeranno: 2^ con Castellotti, 5^ con Villoresi e 6^ con Chiron. Ancora nel 1955 è importante la classifica del Gran Premio di Pau: 2° Castellotti, 4° Villoresi, 5° Ascari che aveva condotto in testa la gara ma veniva rallentato negli ultimi giri per la rottura di un tubicino dell’impianto frenante.
Il 26 luglio 1955 Gianni Lancia cede, a titolo gratuito, alla Ferrari l'intera Squadra Corse (Uomini, progetti, prototipi, vetture e ricambi).
La D50, ormai Lancia/Ferrari, vince il Campionato del Mondo di Formula 1 nel 1956 con Juan Manuel Fangio. La vettura, nelle successive evoluzioni, è stata costruita in 9 esemplari.

Il Reparto Corse

Flavia Coupé
Flavia Sport


FULVIA Coupé Rallye 1.6 HF
Anno : 1968
Motore: 4 cilindri a V di 12°
Cilindrata: 1599 cmc
Potenza massima: 165 CV
Velocità massima: 212 km/h (a secondo della rapportatura)
La Fulvia Coupé Rallye HF 1.6, la mitica “14”, dal numero di gara riportato sulla fiancata, coglie numerose vittorie in campo sportivo. Comunemente denominata “fanalone”, si aggiudica le più significative vittorie nel Campionato Europeo Piloti del 1967 e 1969 con Harry Kallstrom e nel 1973 con Sandro Munari.
La vettura “14” è quella che vinse il Rally di Montecarlo del 1972 e successivamente, nello stesso anno, la Coppa FIA che altro non è  che il successivo Campionato del Mondo Rally, condotta dall’equipaggio composto da Sandro Munari e Mario Mannucci.
Tra il 1965 e il 1974 la Fulvia Coupè HF 1.6 vinse ben 45 rally importanti e, sempre nel 1974, contribuì non poco alla vittoria del Campionato Mondiale Rally insieme alla Stratos HF.

FULVIA SPORT Competiziome
Anno : 1966
Motore: 4 cilindri a V di 13°
Cilindrata: 1216, 1298, 1401 e 1599 cmc
Potenza massima: 100-154  CV
Velocità massima: 212 km/h (a secondo della rapportatura)

Nel 1968 e nel 1969 la Squadra Corse Lancia prese parte alla 24 ore di Daytona con un Prototipo Fulvia Sport con telaio 818.332 001911 alleggerito da Zagato. Nel 1968 venne utilizzato un motore 1401 cc che erogava 145 CV, ma la Fulvia non terminò la gara per problemi di surriscaldamento. La vettura utilizzata l'anno successivo adottò il motore 1.6 litri da 154 CV. La gara fu un successo perché la vettura condotta da Maglioli/Pinto concluse senza alcun problema piazzandosi all'undicesimo posto assoluto e vincendo la propria categoria.

FULVIA F&M Special
Anno : 1969
Motore: 4 cilindri a V di 12°
Cilindrata: 1599 cmc
Potenza massima: 162 CV
Velocità massima: 212 km/h (a secondo della rapportatura)

Cesare Fiorio e Claudio Maglioli decisero di modificare una Fulvia Coupé per correre nella categoria Sport al posto della Fulvia Sport che si era rivelata troppo fragile e poco aerata. Il telaio venne accorciato ed il tetto eliminato lasciando solo un piccolo parabrezza.
La prima carrozzeria venne derivata da un prototipo Rallye HF con motore speciale (1,401 litri di cilindrata e 145 CV) utilizzato al Tour de Corse del 1967 e alla Targa Florio 1968. Il motore adottato fu dall'inizio un 1.6 HF con 145 CV a 7000 giri/minuto che successivamente raggiunse 162 CV nell'ultima evoluzione; tutti i motori utilizzavano uno speciale collettore d'aspirazione per diminuire l'altezza del cofano motore. 
L'auto era nota come F&M Special e venne realizzata in tre esemplari, di cui l'ultimo aveva una carrozzeria in alluminio molto essenziale. 
Esse presero parte a molte competizioni Sport su circuito e molte gare in salita con apprezzabili risultati.

STRATOS HF
Anno : 1973
Motore: 6 cilindri a V di 65°
Cilindrata: 2418 cmc
Potenza massima: 280 CV
Velocità massima: 220 km/h

La Stratos HF conquista nei rally un numero impressionante di vittorie.
La sua prima gara vincente è il Rally Firestone nell’aprile 1973 con l’equipaggio Munari-Mannucci e chiude la sua lunga carriera nell’aprile 1982 vincendo il rally dell’Isola d’Elba con Tabaton-Tedeschini.
In totale ha vinto 97 gare, il mondiale Rally per Marche negli anni 1974-1975-1976, tre volte l’Europeo Piloti con Darniche-Mahè (1975/1977) e Carello-Perissinot (1978) e la Coppa Mondiale FIA Piloti, con Sandro Munari nel 1977. Al raggiungimento del punteggio del 1974 contribuì anche la Fulvia.
Il modello viene prodotto dal 1972 al 1975

BETA Coupé 1800
Anno : 1974
Motore: 4 cilindri in linea
Cilindrata: 1756 cmc
Potenza massima: 190 CV
Velocità massima: 205 km/h (a secondo della rapportatura)

Dotata di motore con testa a 16 valvole erogante 190 CV, naccque come vettura da affiancare alla Stratos con la quale condivide la data di omologazione FIA per correre in Gruppo 4. Si tratta della prima vettura da rally ad utilizzare la servoassistenza dello sterzo. Guidata da Mauro Pregliasco e da Simo Lampinen ottenne, quale migliore risultato, il secondo posto al Rally di Rideau Lakes preceduta dalla Stratòs HF di Munari.

In collaborazione con Dallara

BETA MONTECARLO TURBO
Anno : 1980
Motore: 4 cilindri in linea
con turbocompressore
Cilindrata: 1425,9 cmc (1^ versione)  1773 cmc (2^ versione)
Potenza massima: 370 CV (1^ versione)  490 CV (2^ versione)
Velocità massima: 300 km/h

Con la Beta Montecarlo Turbo, la Lancia conquista, nel gruppo 5, il Campionato Mondiale Endurance nel 1980 e 1981, battendo la favorita Porsche.
Nel1980 vince:
- la 6 ore di Brands-Hutch con Patrese-Rohrl;
- la 6 ore del Mugello con Patrese-Cheever;
- la 6 ore di Watkins Glen con Patrese-Heyer;
- il Giro d’Italia con Patrese-Alen- Kivimaki.
Nel 1981 vince la 6 ore di Watkins Glen con i piloti Patrese-Alboreto ed ottiene altri importanti piazzamenti.
Il modello viene prodotto dal 1978 al 1981.

LC1
Anno : 1982

Motore: 4 cilindri in linea
Cilindrata: 1425,8 cmc
Turbocompressore: KKK
                                                                                                             Potenza massima: 430 CV                                                                                     Monoscocca in alluminio

                                                                Venne costruita in soli 4 esemplari per le competizioni del 1982 nella categoria Sport prototipi. Importanti piazzamenti in questa stagione come: la vittoria alla 6 ore di Silverston con Patrese, ancora con equipaggio Alboreto-Fabi-Patrese la vittoria alla 1000 km. del Nurburgring, alla 1000 km del Mugello una importante affermazione con il 1° posto di Ghinzani-Alboreto, al 2° posto Nannini- Corrado Fabi. Ancora, alla 6 ore del Fuji in Giappone, la seconda posizione con Teo Fabi-Patrese.

LC2
Anno : 1985
Motore: 8 cilindri a V di 90°
4 valvole per cilindro, biturbo
Cilindrata: 2599 cmc (1^ versione)  3014 cmc (2^ versione)
Potenza massima: 620 CV (1^ versione)  680 CV (2^ versione)
Velocità massima: 360 km/h
Telaio: 0005

Il motore è un otto cilindri Ferrari bialbero sovralimentato da due turbocompressori KKK.
Nel mondiale Endurance qualche buona vittoria, nel 1983 vince la Mille chilometri di Imola e si classifica al secondo posto nella Mille chilometri del Mugello e di Kyalami. Nel 1984 vince la Mille chilometri di Kyalami e ottiene buoni piazzamenti nelle altre gare. Nel 1985 vince la Mille chilometri di Spa.
Nel 1986, dopo il secondo posto ottenuto nella Mille chilometri di Monza, la Casa abbandona il programma Endurance.
Fra i piloti che si sono avvicendati alla sua guida ricordiamo Patrese, Nannini, Alboreto, Fabi, Wollek, Martini e De Cesaris.
La LC2 è stata costruita in soli 5 esemplari.
Il modello viene prodotto dal 1983 al 1985.

Insieme ad Abarth 

Rally 037 (SE037)
Anno : 1982
Motore: 4 cilindri il linea
Cilindrata: 1995 cmc
Potenza massima: 260 CV
Velocità massima: 230 km/h

La Rally 037 Martini vince il Campionato Mondiale Rally Marche nel 1983, è seconda nel Mondiale Rally Piloti con Rohrl e vince, sempre nello stesso anno, il Campionato Europeo Rally con Biasion.
Essa possiede l’architettura tipica delle vetture sportive secondo le normative stabilite dalla FISA all’inizio degli anni ’80: motore centrale longitudinale, ruote motrici posteriori, sospensioni indipendenti sulle quattro ruote, telaio tubolare a gabbia.
La scelta della sovralimentazione a mezzo compressore volumetrico fu caldeggiata, se non imposta, dall’Ing. Aurelio Lampredi.
Nel 1984, pur classificandosi al secondo posto nel Mondiale Rally Marche, cede il testimone all’incalzante tecnologia delle quattro ruote motrici.

Delta S4 (SE038)
Anno : 1985
Motore: 4 cilindri il linea
Cilindrata: 1759 cmc
Potenza massima: 480 CV
Velocità massima: 225 km/h

La Delta S4 si impone all’esordio nel Rally RAC, occupando le prime due posizioni con gli equipaggi Toivonen-Wilson e Alen-Kivimaki.
Nella stagione 1986 vince il Rally di Montecarlo con i piloti Toivonen-Cresto, e nello stesso anno il Rally di Argentina e l’Olympus, ed ottiene inoltre ottimi piazzamenti nelle altre gare.
Sempre nel 1986 vince il titolo italiano ed europeo con gli equipaggi Cerrato-Cerri e Tabaton-Todeschini.
In seguito all’incidente occorso durante il Rally di Corsica, che provoca la morte dell'equipaggio  Toivonen e Cresto, e subdorando la decisione che aleggia in seno alla Federazione Internazionale circa l'abolizione dei Gruppi B, ancor più dopo questo terribile incidente, la Lancia decide di affidare la missione sportiva all’appena nata Delta HF 4WD ed esattamente mentre in Sardegna questa vettura veniva presentata alla stampa del settore.

Delta HF 4WD / integrale  (SE043)
Anno : 1987
Motore: 4 cilindri il linea con turbocompressore
Cilindrata: 1995 cmc
Potenza massima: 265 CV
Velocità massima: 208 km/h (a seconda della rapportatura utilizzata)

Nella stagione si aggiudica il primo Campionato Mondiale Rally dei sei conquistati consecutivamente.

Delta HF integrale (SE044)
Anno : 1988
Motore: 4 cilindri il linea con turbocompressore
Cilindrata: 1995 cmc
Potenza massima: 280 CV
Velocità massima: 208 km/h (a seconda della rapportatura utilizzata)

L’equipaggio Biasion-Siviero dà alla Lancia la prima vittoria nell’East African Safari. Le partecipazioni precedenti erano state tutte senza fortuna per la vittoria ma con significativi piazzamenti.
Nella stagione 1988 vince 10 gare su 13, aggiudicandosi il Mondiale Rally Piloti con Biasion-Siviero, l’Europeo con Fabrizio Tabaton e molti titoli nazionali fra cui quello italiano.
Nel 1989 si fregia nuovamente dell'alloro mondiale. 
Le prime due gare della stagione vengono ancora vinte dalla Delta HF 4WD, le successive dalla Delta HF integrale.

Delta HF integrale 16V (SE045)
Motore: 4 cilindri il linea con turbocompressore e testata a 16 valvole
Cilindrata: 1995 cmc
Potenza massima: 300 CV
Velocità massima: 208 km/h

Portata vittoriosamente al debutto da Miki Biasion al Rally di San Remo nel 1989, conquisterà i titoli mondiali nel 1990 e 1991. 

Delta HF integrale Evoluzione (SE050)
Motore: 4 cilindri il linea con turbocompressore e testata a 16 valvole
Cilindrata: 1995 cmc
Potenza massima: 300 CV
Velocità massima: 208 km/h
Considerata la massima espressione di quanto si poteva raggiungere con questo modello, la vettura ha vinto il Campionato Mondiale Rally del 1992 gestita dal team Martini Racing, nonostante il disimpegno di Fiat Auto. 

 

 

D20
D23
D24 con Ascari alla Millemiglia
D25
D25 a Oporto nel 1954
D50 a Montecarlo
D50 a Montecarlo
Flavia Coupé Munari Hangstrom
Flavia Coupé al Rallye di Montecarlo
Fulvia 2C e Flavia Coupé al Rallye di Montecarlo
Flavia  Sport Zagato
Fulvia Rallye 1,6 HF Gr. 4 "14" Munari Mannucci al Montecarlo 1972
Fulvia Sport Competizione alla Targa Florio
Fulvia Sport Competizione alla 24 Ore di Daytona
Fulvia F&M
Fulvia F&M 2
Lancia Stratòs Marlboro Gr. 4  © Piero Vanzetti
Beta Coupé Gr. 4 Alitalia © Piero Vanzetti
Lancia Stratòs Turbo a passo lungo Gr. 5
Lancia Stratòs Turbo Silhouette Gr. 5 © Piero Vanzetti
Beta Montecarlo Turbo Gr. 5 © Piero Vanzetti
LC1 Gr. C
LC2 Gr. C  © Piero Vanzetti
Rally 037 Gr. B
Delta S4 Gr. B
Delta HF 4WD Gr. A
Delta HF Integrale  Gr. A
Delta HF Integrale 16v  Gr. A © Piero Vanzetti
Delta HF Integrale Evoluzione  Gr. A